storia
Dagli Aragonesi all'Unità d'Italia
Morto Giovanni Antonio Orsini Del Balzo nel 1463, Ferrante d'Aragona, poiché la città era diventata demaniale, concede a Lecce e ai suoi cittadini una serie di benefici: diviene centro tra i più importanti con uffici pubblici e giudiziari che avevano giurisdizione sulla terra d'Otranto e su Matera. A seguito della congiura dei Baroni nel 1486-1487 vengono eliminati tutti i grandi feudatari del Regno (tra cui Pietro Del Balzo duca d'Andria e d'Altamura; Agilberto Del Balzo conte di Nardò, Copertino, Tricase, Castro e Ugento) e le varie contee assegnate ad alleati degli Aragonesi con esclusione di Lecce, Brindisi, Taranto, Otranto e Gallipoli che dipendono direttamente dalla corona tramite un governatore.
* Contea di Soleto (poi ducato di Galatina) a Giovanni Castriota Scanderbeg
* Contea di Nardò (poi ducato) a Belisario Acquaviva figlio di Giulio Antonio Acquaviva, conte di Conversano, morto nella Battaglia di Otranto nel 1481
* Contea di Conversano (con Noci, Castellana, Bitetto e Gioia del Colle) all'altro figlio di Giulio Antonio Acquaviva, Andrea Matteo Acquaviva
* Contea di Castro e Ugento a Francesco Del Balzo
* Contea di Copertino (con Veglie, Leverano e Galatone) a Bernardo Castriota Granai
* Contea di Alessano e Tricase (con Specchia, Patù, Castrignano, Montesano, Neviano, Melissano) a Giovan Francesco Del Balzo.
A partire dal XV secolo ebbero particolare fortuna le attività commerciali: Lecce in particolare ospitava tra le sue mura influenti comunità di mercanti Veneziani, Genovesi, Ragusei, ecc. I Veneziani crearono a Lecce e nella contea una loro colonia ed una loro chiesa presso la piazza del Mercato (attuale Sant'Oronzo), dove esercitavano le loro industrie ed i loro commerci. Fin dal 1543, la colonia veneziana era così prospera che innalzò, sulla sua chiesa leccese, il leone di San Marco. I Veneziani costruirono anche i loro palazzi signorili; tra tutti, si ricorda "Il Sedile" (1592), sito attualmente in Piazza Sant'Oronzo.
Nel 1480, durante la dominazione Aragonese, Otranto fu assediata e invasa dai Turchi guidati da Ahmet Pascià, che provocò l'eccidio di 800 persone che rifiutarono la conversione all'Islam. Fu questo l'episodio più eclatante di una lunga serie di assalti turchi e corsari, che si fecero particolarmente intensi nel XVI secolo.
Per difendersi da questi Carlo V ideò la costruzione di una serie ininterrotta di torri costiere fortificate (quasi tutte ancora visibili oggi lungo la costa salentina da San Cataldo a Porto Cesareo), su cui montavano la guardia giorno e notte pattuglie di soldati che segnalavano visivamente (di giorno con bandiere colorate e di notte con fuochi) l'avvicinarsi di flottiglie turche. Lo stesso Carlo V fece costruire la città fortificata di Acaja ed il grandioso castello di Lecce. Nello stesso periodo si diede il via alla costruzione di moltissime strutture religiose. Iniziò così una fiorente attività artistica fra XVI e XVIII secolo, che fece di Lecce uno dei centri più significativi del barocco[12]. In epoca spagnola la città - elevata da Carlo V al rango di capoluogo dell'intera Puglia - si trasformò in un vero e proprio cantiere a cielo aperto, per le tante opere civili e religiose che i privati, il clero e le congregazioni ecclesiastiche permisero di erigere, in un crescendo di opere sempre più belle ed importanti.
Agli inizi del XVII secolo, la situazione economica di Taranto si aggravò inesorabilmente: la città ionica non costituì più una base militare importante, e le stagnanti attività della pesca e della mitilicoltura, nonché l'attività agricola nelle mani della nobiltà e del clero, determinarono una grave crisi economica che culminò nell'insurrezione popolare del 1647. In concomitanza con i moti di Napoli, il Re Filippo IV pretese l'arruolamento dei giovani di circa 18 anni. Scoppiò allora anche a Taranto una rivolta popolare guidata da Giandonato Altamura, sedata grazie all'intervento del Duca Francesco II Caracciolo di Martina Franca. Anche Lecce e Nardò insorsero con l'aiuto di nobili filoangioini ma la rivolta fu soffocata nel sangue con l'intervento militare del Duca diConversano e Nardò, Giangirolamo Acquaviva che approfittando dell'occasione fece eliminare molti avversari politici e numerosi sacerdoti.
Dalla seconda metà del secolo, la Spagna cominciò ad interessarsi maggiormente alle sue colonie dell'America centro-meridionale dalle quali ricavava oro e argento, tralasciando invece quelle del Mediterraneo.
Una tremenda epidemia di peste funestò il Regno di Napoli nel 1656. Le vittime furono migliaia ovunque, ma la provincia di Terra d'Otranto fu miracolosamente risparmiata. La popolazione attribuì lo scampato pericolo all'intercessione di Sant'Oronzo, che fu poi per questo proclamato patrono di Lecce e della provincia. In quell'occasione la città di Brindisi donò a Lecce una delle due colonne romane che contrassegnavano la fine della via Appia, affinché su di essa venisse posta la statua di sant'Oronzo, nell'omonima piazza leccese.
Dagli Aragonesi ai Borboni
La dominazione borbonica iniziò nel 1734 con il re Carlo III che passò presto al trono di Spagna e successivamente con Ferdinando IV. Si ebbe un periodo di crescita economica attraverso la costruzione di nuove strade e lo sviluppo dei porti.
Una ventata d'aria nuova fu portata da Gioacchino Murat cognato di Napoleone ed il rilancio dell'economia avvenne principalmente durante il periodo napoleonico (1806-1815) grazie ad importanti provvedimenti come l'abolizione del feudalesimo, la ristrutturazione dei latifondi e una più adeguata distribuzione delle terre pubbliche. L'abolizione della feudalità non significò la fine della nobiltà, che continuò a spadroneggiare per buona parte del secolo XIX, anche dopo la spedizione dei Mille e l'Unità d'Italia.
Mappa del XIX secolo del Regno delle Due Sicilie
Con la Restaurazione e il ritorno dei Borboni, prese piede il fenomeno del brigantaggio. Inoltre, anche il Salento fu interessato dal diffondersi delle idee risorgimentali che si tradussero nella costituzione di diverse società segrete come la Carboneria. In questo periodo, da un punto di vista economico, l'alto Salento conobbe un notevole sviluppo agricolo, nel basso Salento predominò l’oliveto e nella parte centro-meridionale i cereali. L'agricoltura, comunque, presentava rese più basse rispetto alla media pugliese. Nel nord della Terra d'Otranto la popolazione cominciò a conoscere una ripresa numerica e i centri più importanti (Taranto e Brindisi) cominciarono ad espandersi per motivi militari ed amministrativi. Ma il Salento non riusciva ancora a riscattarsi dalla marginalizzazione e, nonostante la crisi della feudalità, restavano importanti inerzie baronali.
Quando nel 1860 il re Francesco II delle Due Sicilie cadde sotto l'impeto garibaldino, il Salento fu annesso al regno d'Italia e con la legge del 20 marzo 1865 ottenne autonomia amministrativa con la creazione della provincia di Lecce, che ricalcava i confini dell'antica Terra d'Otranto. Con l'apertura del canale di Suez nel 1869, Brindisi divenne il terminale europeo della Valigia delle Indie, sviluppando commerci fiorenti.
Condizioni di vita nel Salento
Le condizioni di vita della popolazione salentina erano quelle di chi era vissuto per secoli in uno stato di servitù feudale o sotto una dominazione straniera.
Una ristretta cerchia di nobili sempre più impoverita e oberata da debiti e liti giudiziarie interminabili, costretta a vendere terre, palazzi e persino mobili, quadri e posate per poter sopravvivere.
Un gran numero di religiosi (sacerdoti, monaci, suore) che occupavano i numerosi conventi (almeno uno in ogni paese) e di cui curavano le relative rendite. Era questa una strada obbligata per molti giovani che volvevano sfuggire una vita di stenti. I braccianti costituivano la maggior parte della popolazione attiva e lavoravano dall'alba al tramonto solo nei mesi estivi ed autunnali. Per raggiungere il posto di lavoro spesso dovevano percorrere a piedi lunghi tratti di strada ed usavano delle zappe con manici corti che deformavano la spina dorsale. Si nutrivano con un pezzo di pane d'orzo ed un piatto di legumi la sera. I bambini venivano avviati presto al lavoro: conducevano le pecore al pascolo, aiutavano a dissodare la terra e raccogliere la frutta. Non vi erano scuole pubbliche e quelle esistenti erano gestite da sacerdoti o monaci ed erano riservate ai figli delle famiglie abbienti. La mortalità infantile era spaventosa. L'artigianato era prospero (falegnami, fabbri, vasai, calzolai, sarti) ed i prodotti erano esposti nelle fiere e nei mercati settimanali di paese. Numerosi ed eccellenti gli scalpellini che lavoravano la pietra leccese lasciando il loro anonimo contributo sulle facciate delle chiese e dei palazzi signorili. L'analfabetismo superava nel Salento il 90%. I professionisti (notai, medici) erano molto pochi ed appartenevano alle famiglie nobili o di grossi proprietari terrieri.
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