Storia di Soleto Già abitato dai Messapi nel IV secolo a.C., come testimoniano ritrovamenti archeologici (reperto più famoso " La mappa di Soleto"), Soleto fu un centro di rilevante importanza soprattutto tra il Trecento e il Quattrocento, dopo che per tutto il Medioevo era stato interessato, come gli altri centri appartenenti alla Grecìa salentina, dalle migrazioni balcaniche che, dal V secolo, introdussero stile e cultura bizantini, imponendo anche l’uso della lingua greca. Artefici del passaggio dalla tradizione greca alla cultura occidentale furono dapprima gli Angioini, che posero Soleto a capo di una contea con giurisdizione sui paesi limitrofi; quindi gli Orsini Del Balzo, con Raimondello e la moglie Maria d’Enghien e con Giovanni Antonio, loro figlio. Essi detennero il principato di Taranto e quindi la contea di Soleto sino al 1463, allorché Giovanni Antonio fu ucciso dai sicari di re Ferrante d’Aragona, che si sbarazzò così definitivamente di uno dei più potenti feudatari del regno. Si chiudeva con lui un secolo di particolare vivacità non solo politica, ma culturale, che aveva visto svilupparsi a Soleto e nella vicina Galatina un’irripetibile fioritura artistica. Delle antiche quattro porte sopravvive quella di San Vito. Vie diritte e strettissime si incrociano a formare isole rettangolari; i palazzi hanno facciate recanti date, iscrizioni incise o stemmi che ricordano gli antichi casati (Arcudi, Orsini, Carrozzini, Gervasi, Blanco), come la cinquecentesca casa del filosofo Matteo Tafuri (1942-1584). Palazzo Arcudi invece ripropone un topos dell’architettura salentina: un nucleo quattrocentesco, denunciato dal portale durazzesco-catalano oltre che dallo stemma degli Orsini, su cui, nei secoli successivi, si è sovrapposto un ampliamento, come attestano gli eleganti balconi barocchi e lo stemma dei Carrozzini. Dopo la distruzione delle antiche Cappelle di San Leonardo e di Santa Lucia e il rifacimento, sul finire del Settecento, della chiesa matrice | |  | ad opera di Adriano Preite, restano a testimoniare i momenti di maggior fulgore artistico di Soleto, la chiesetta di Santo Stefano e il superstite campanile della matrice. |
La Mappa di Soleto La più antica mappa mai trovata nel mondo occidentale, databile al 500 a.C., è stata riportata alla luce nel sud dell’Italia. Conosciuta come Mappa di Soleto, il ritratto dell’Apulia, il tallone dello “stivale Italiano”, si trova su un coccio di terracotta smaltata di nero, della dimensione di un francobollo. E’ stata trovata nel corso dello scavo guidato dall’archeologo belga Thierry van Compernolle, della Montpellier University, due anni or sono. Ma la sua esistenza era stata tenuta segreta al fine di condurre maggiori ricerche. “La mappa offre, ad oggi, per il Mediterraneo, e più generalmente per la civiltà occidentale, la più antica raffigurazione di uno spazio reale” ha dichiarato recentemente l’università. I nomi dei luoghi sono incisi ed indicati da punti, proprio come le mappe di oggi, e scritti in greco antico. Il mare sul lato occidentale, Taras (Taranto), attuale Golfo di Taranto, è indicato in greco. Ma il resto della mappa è in Messapiano, l’antica lingua delle tribù locali, seppure lo scritto sia in greco antico. I mari sull’altro lato della penisola, lo Ionio e l’Adriatico, sono rappresentati con righe zigzaganti. Molte delle 13 città segnate sulla mappa, come Otranto, Soleto, Ugento e Leuca (ora chiamata Santa Maria di Leuca) esistono ancora. La mappa sarà esposta per la prima volta Museo Archeologico Nazionale di Taranto. Oltre ad essere la più antica mappa geografica dell’antichità classica mai trovata, è la prima prova materiale che gli antichi Greci tracciarono mappe di luoghi reali prima dei Romani. E’ noto dall’antica letteratura greca che il concetto di mappa esistesse e che alcune fossero anche state tracciate, ma fino ad ora non ne era mai stata trovata alcuna. Gli antichi Cinesi avevano un sistema di mappatura ben definito, ma la cartografia moderna deriva dalle tecniche ideate dagli antichi greci. La maggior parte delle mappe classiche esistenti sono romane e si datano a dopo la nascita di Cristo. Gli esperti suggeriscono che la scoperta spinga a riconsiderare non solo l’inizio dell’antica cartografia, ma anche della storia regionale, in particolare le relazioni tra le popolazioni locali delle tribù Messapiane con i vicini greci. La mappa di Soleto offre inoltre indizi vitali sugli scambi culturali tra i nuovi arrivati Greci ed i Messapi. Questi ultimi vivevano nell’area ma probabilmente provenivano originariamente dalla Grecia e la loro lingua si crede fosse un dialetto dell’Illirico.
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